Il 18 gennaio 1919 è la data di nascita del Partito Popolare Italiano, ad opera di don Sturzo e di altri uomini coraggiosi, firmatari dell’appello “Ai liberi e forti”. E’ l’atto che introduce i cattolici italiani nella vita politica dopo il non expedit a causa della “questione romana”. Popolarismo: un programma di riforma dello Stato, onde salvaguardare e potenziare il ruolo delle comunità intermedie, al fine di accrescere gli spazi di libertà dell’agire pubblico. “Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica ed individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti delle sue attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private”. “Solo la libertà salverà la scuola in Italia”, dirà don Sturzo. Epica la militanza politico-culturale di don Sturzo per l’allargamento delle basi dello Stato democratico: fiero il suo impegno antifascista contro la concezione dello Stato etico; tenace l’opposizione alla palingenesi totalitaria comunista; esaltanti le battaglie per la legge elettorale, cardine della sovranità del popolo; lungimirante la strategia meridionalista, riprendendo dal Mezzogiorno la vocazione delle autonomie locali e sociali in ottica sussidiaria e solidale. Originale contributo del pensiero cattolico meridionalmediterraneo alla ricostruzione democratica dello Stato, secondo una visione organicistica. Oggi più che mai attuale. Non si capisce don Sturzo se non si fa riferimento alla sua diretta esperienza amministrativa, alla sua idea dei Comuni riuniti in liberi consorzi, privilegiando l’associazionismo dei servizi e la libera espressione dei soggetti sociali a fondamento delle esperienze di autogoverno, al fine di superare ogni forma di centralismo statalistico o regionalista. L’idea della razionale articolazione dei servizi di prossimità alla persona, nella comunità locale, ispira culturalmente, socialmente e politicamente tutta l’elaborazione del sacerdote di Caltagirone. Nel contesto storico-politico attuale, si tratta di riprendere la sensibilità cattolico-popolare e la sua filosofia politica sul piano della movimentazione culturale e sociale, costruendo nuove forme di partecipazione e di mediazione socio-istituzionale, a partire dai territori, ossia dai servizi di prossimità e di comunità. Su questo terreno, dopo il crollo del welfare state, ossia della più profonda invenzione delle grandi culture popolari del novecento, si pone la realizzazione in atto del welfare di comunità, promuovendo le opportunità dell’economia civile e del dono, nel contesto di nuove forme amministrative ed istituzionali (la città-territorio), superando l’anacronistico municipalismo. Riattualizzare creativamente la lezione di don Sturzo sulle autonomie locali e sociali costituisce un fondamentale strumento di lavoro per la ricostruzione del processo democratico nel nostro Paese. “Non è di tutti saper fare della politica, ma di coloro che ne sono dotati. Come ogni arte anche la politica ha i suoi grandi artefici e i suoi artigiani; naturalmente vi saranno anche dei mestieranti; il pubblico sceglie i suoi beniamini anche fra i mestieranti”. “E’ primo canone dell’arte politica essere franco e fuggire l’infingimento; promettere poco e mantenere quello che si è promesso”. (Luigi Sturzo, Coscienza e politica). La linfa da cui nasceva in don Sturzo l’arte della politica era la sua stessa esperienza di fede rischiata nella storia; una fede che diventava “intelligenza del reale”, sin nei dettagli dell’agire civile. E’ questa l’eredità preziosa per i cattolici in cerca di una nuova identità politica dopo la fine del cattolicesimo politico e l’autoemarginazione dalla vita pubblica.
P.S. Il 14 gennaio scorso ricorreva il centenario della nascita di
Giulio Andreotti. Recentemente è stato sottolineato che l’accordo
Cina-Vaticano è un tassello della rete da lui intessuta. Opera post
mortem del “Segretario di Stato Permanente della Santa Sede”.
Nello scenario politico nazionale, una delle ultime invenzioni
andreottiane è stata la creazione del Gruppo per le Autonomie: zona
franca radicata nei territori, oltre gli opposti schieramenti che
hanno dilaniato la vita civile del Paese. Indicazione di metodo per
la ricostruzione di una presenza politico-parlamentare.

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